Nicolò's profilequalcosa di cui sparlare...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
20 July siate felici.Non scriverò più nulla dei miei sogni, delle mie duplici vite che svolazzano.non scriverò semplicemente più.che qui dentro è appiccicoso, frustrante sapere che vorremmo essere tutti diversi da noi stessi. però, mi piacerebbe volare con le parole che potrebbero uscire, ma non c’è nulla e, ora, c’è il vuoto più brutto. ci sono le tragedie e le inquietudini, ci sono gli artisti che implorano di sperare e non di ragionare. Ci sono le mie foto che buttano i ricordi attaccati alle pareti e poi tutti quegli scrittori che descrivono, amano. Ci sono io che ho deciso di amare per sempre.ho deciso che qualsiasi cosa succederà, io amerò.io lascerò cadere tutto addosso, ci butterò la terra sopra. Ho deciso di cambiarmi a mio modo.rivoltare le persone come le vedo e se mi dicono che sono psichicamente disturbato, lo dirò. Potrei gridare le mie attese.i miei silenzi.potrei essere quello che non sono, recitare ruoli del sapore artistico.quello che hai dopo una canzone.quello che resta sulle labbra, una saliva indefinibile mista a soddisfazione e desiderio. Reciterò e basta tutti i miei ruoli.anche se mi piacerebbe essere il vuoto. Sarò quello più adatto ad ogni circostanza e ogni cosa non sarà più pura, palpabile, ma solo una parte di me che se ne va. Chissà se riuscirò mai ad ammaliare i miei confini, a trasalire. a recuperare quello che avevo prima.
Oh. Van Gogh aveva capito proprio tutto di me quando mi lesse nel pensiero.
"Io stesso non so come dipingo. Mi siedo con una tavola bianca di fronte al luogo che mi colpisce, guardo quel che mi sta dinanzi, mi dico: “questa tavola vuota deve diventare qualcosa”-torno insoddisfatto- la metto via e quando mi sono riposato un po’, vado a guardarla con una specie di timore. Allora sono ancora insoddisfatto, perché ho ancora troppo chiara in mente quella scena magnifica per poter essere soddisfatto di quello che ne ho tirato fuori. Ma trovo che nel mio lavoro c’è, in fondo, un’eco di quello che mi ha colpito. Vedo che la natura mi ha detto qualcosa, mi ha rivolto la parola e che io l’ho trascritta in stenografia. Nella mia stenografia ci sono forse parole che non si possono decifrare, forse ci sono errori o vuoti; ma in essa c’è qualcosa di quanto mi ha detto quel bosco o quella spiaggia o quella figura, e non si tratta del linguaggio addomesticato o convenzionale derivato dalla maniera che è oggetto di studio o da un metodo piuttosto che dalla natura stessa. Vedi che sono immerso con ogni mia forza nel dipingere; sono preso dal colore- finora mi sono trattenuto e non ne sono dispiaciuto. So per certo che possiedo un istinto per il colore e che mi verrà sempre di più e che la pittura l’ho fin nel midollo delle ossa. Doppiamente e ancora doppiamente apprezzo che tu mi abbia aiutato tanto fedelmente e in modo tanto tangibile. Penso a te tanto spesso. Voglio che il mio lavoro diventi saldo, serio, virile anche perché tu possa averne soddisfazione il più presto possibile."
Non cito solitamente.preferisco usare la mia di filosofia.ma in questo caso, l’ho trovata qui dentro, in questo scritto, identicamente combaciato a me. Quando penso all’enormità del suo mondo, all’incommensurabilità sconfinata delle sue immagini, alle continue ricerche riflettenti se stesso, allora mi rendo conto di quanto fragile, inumano, emarginato, desolato, disadattato, doveva essere. E me ne compiaccio. Perché, alle volte, in lui, vedo me stesso.
Il mondo è troppo piccolo per sopportare le carni qui dentro.il troppo arriva a debordare e far fuoriuscire maleodoranti idee non-sense. Le subdole grazie come delle allodole sono specchietti per attirare il nulla.poiché tutto è barocco.tutto è solo magnificenza senza costanza di contenuto. Trovo spesso questo mio essere banale e squallido, tentare di dare l’immagine di noi stessi in maniera diversa.ma questa incapacità non è data dalla volontà, bensì dall’inettitudine di non sapersi vedere dentro.di non saper trovare il nocciolo più profondo dell’immagine. Credo di essere arrivato agli sgoccioli di una conoscenza a me illimitata, senza, però, essere stato in grado di narrarla. Analisi incomplete, scartavetrate, sbucciate, e ripulite in momenti inaspettati, mentre tutto tacitamente scivola via, tutto è inopinabile ed incontrollabile.ma c’è una passione in me, una forza ingovernabile con cui lotto patteggiando per ribellarmene a piede libero: l’ansia di poter controllare ogni mio essere, l’indomabile volere inconsapevole di riuscire a fermare qualsiasi cosa, di bloccare il mio respiro, ergo, qualsiasi mia manifestazione spontanea, selvatica, incolta. Ed è come uno sradicare dal mio petto della gramigna e lasciarne una ferita baratresca.
La realtà, spesso, consente di fuoriuscire dalla conformità, dà l’opportunità di fare i salti nei vuoti, riuscendo a trovare persino l’apprezzamento dalla conformità stessa. Oh.io spero di farcela.
vi lascio.
Comments (25)
TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://niconico689.spaces.live.com/blog/cns!AB3DAE63BDD1A2FF!1474.trak Weblogs that reference this entry
|
|
|