Nicolò's profilequalcosa di cui sparlare...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
01 June nuoto sempre più verso il tuo fondale marino.Mi sentii un po’ come indietro nel passato.Ero caduto dentro in un pozzo nero sempre più buio e stupido perché l’accettazione di se stessi è molto difficile e, nel mio caso, lo sarebbe stata ancora di più. Ero stato calato in un altro luogo dove non avrei voluto starci e poi, lì, tutti che mi guardavano con sudicia indifferenza ma, che silenziosa rosicava dentro qualcosa di sé, e diceva a me avvertendomi, che quella non era purtroppo la semplice accettazione di un ragazzo ormai cresciuto, poiché ancora sassolini di sabbia completamente bianca e pura erano rimasti incastrati e, difficilmente, se ne sarebbero andati. Stagliandomi di fronte ad un pista vuota, sotto un sole pallido ma cattivo che voleva uccidermi e picchiava violentemente contro la mia testa, e cercava sempre più abbattendosi di affaticarmi con la sua forza universale dei suoi raggi, di fronte ad uno stuolo di ragazze che commentavano sghignazzanti chissà quale mio difetto, forse la voce sempre odiata ma che comunque dovevo accettare o forse il mio modo di fare più volte criticato e schernito che, rasente terra, galleggiava ancora e non era ancora stato surclassato e, non voleva morire perché è come un fiore: che tu calpesti e poi vuoi uccidere ma vedi sempre il suo stelo come ricrescere su se stesso, e allora, ci provi ancor di più. Fino a che vuoi vedere quello stelo staccarsi dalla nutriente madre terra ed uccidere la formula dell’immortalità che ha bevuto poco prima.
Tutti sul via, sull’attenti, dove ad un certo punto come un formicaio iniziarono a radunarsi tutti per vedere le corse tanto attese maschili, come se ad un certo punto, tutto si fosse fermato e l’attenzione sarebbe stata inesorabilmente monitorata contro di noi e di me. Una corsa contro l’accettazione che sferruzzava velocemente un pullover per acceccarmi e cercava di farmi nascere quel leggero tremolio alle gambe che premeditava la perdita e non la vittoria.
Dovetti correre con un buffone, uno di quelli che per mostrare che Lui sarebbe diventato un gran campione, indossava una fascia bianca come gli olimpionici e stramazzava al suolo con una serie di esercizi contro gli strappi e le lesioni.
All’improvviso, pensai che la folla radunata fosse lì per rimanere stupita e meravigliata dal fisico del prorompente Orlando, uomo conteso tra mille e una ragazza, sfuggente e sembrava, a tratti, dannato ma tutto, cadeva nel suo essere stupido ed inconcludente e soleva rimanere a bocca aperta dopo un rimprovero.
E ci fu la prima batteria che si preparò e poi la seconda.e poi io e l’olimpionico.
Un fischietto era pronto per l’occasione. A quel suono, le mie gambe scattarono mai migliori del professionista, che dopo due metri, era già in vantaggio e correva permaloso ed indisturbato; a lui mancava solo una fiaccola alla mano, e, ostentando le sue gambe e la sua tonicità, io gli stavo dietro pensando e meditando e cercando di fare tutto il possibile, bruciando tutto ciò che avevo, patteggiando con le mie gambe e sudando e guardavo in basso. Vedevo l’orizzonte e la fine troppo vicine per poterlo rimpiazzare ma tutto ciò perì e si concluse con la mia improvvisa consapevolezza della mia non accettazione, in un grumolo di stupidità che si distingueva tra la nebbia mattutina.
in mezzo, tra tanti. Comments (19)
TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://niconico689.spaces.live.com/blog/cns!AB3DAE63BDD1A2FF!1349.trak Weblogs that reference this entry
|
|
|