Nicolò's profilequalcosa di cui sparlare...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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July 20 siate felici.Non scriverò più nulla dei miei sogni, delle mie duplici vite che svolazzano.non scriverò semplicemente più.che qui dentro è appiccicoso, frustrante sapere che vorremmo essere tutti diversi da noi stessi. però, mi piacerebbe volare con le parole che potrebbero uscire, ma non c’è nulla e, ora, c’è il vuoto più brutto. ci sono le tragedie e le inquietudini, ci sono gli artisti che implorano di sperare e non di ragionare. Ci sono le mie foto che buttano i ricordi attaccati alle pareti e poi tutti quegli scrittori che descrivono, amano. Ci sono io che ho deciso di amare per sempre.ho deciso che qualsiasi cosa succederà, io amerò.io lascerò cadere tutto addosso, ci butterò la terra sopra. Ho deciso di cambiarmi a mio modo.rivoltare le persone come le vedo e se mi dicono che sono psichicamente disturbato, lo dirò. Potrei gridare le mie attese.i miei silenzi.potrei essere quello che non sono, recitare ruoli del sapore artistico.quello che hai dopo una canzone.quello che resta sulle labbra, una saliva indefinibile mista a soddisfazione e desiderio. Reciterò e basta tutti i miei ruoli.anche se mi piacerebbe essere il vuoto. Sarò quello più adatto ad ogni circostanza e ogni cosa non sarà più pura, palpabile, ma solo una parte di me che se ne va. Chissà se riuscirò mai ad ammaliare i miei confini, a trasalire. a recuperare quello che avevo prima.
Oh. Van Gogh aveva capito proprio tutto di me quando mi lesse nel pensiero.
"Io stesso non so come dipingo. Mi siedo con una tavola bianca di fronte al luogo che mi colpisce, guardo quel che mi sta dinanzi, mi dico: “questa tavola vuota deve diventare qualcosa”-torno insoddisfatto- la metto via e quando mi sono riposato un po’, vado a guardarla con una specie di timore. Allora sono ancora insoddisfatto, perché ho ancora troppo chiara in mente quella scena magnifica per poter essere soddisfatto di quello che ne ho tirato fuori. Ma trovo che nel mio lavoro c’è, in fondo, un’eco di quello che mi ha colpito. Vedo che la natura mi ha detto qualcosa, mi ha rivolto la parola e che io l’ho trascritta in stenografia. Nella mia stenografia ci sono forse parole che non si possono decifrare, forse ci sono errori o vuoti; ma in essa c’è qualcosa di quanto mi ha detto quel bosco o quella spiaggia o quella figura, e non si tratta del linguaggio addomesticato o convenzionale derivato dalla maniera che è oggetto di studio o da un metodo piuttosto che dalla natura stessa. Vedi che sono immerso con ogni mia forza nel dipingere; sono preso dal colore- finora mi sono trattenuto e non ne sono dispiaciuto. So per certo che possiedo un istinto per il colore e che mi verrà sempre di più e che la pittura l’ho fin nel midollo delle ossa. Doppiamente e ancora doppiamente apprezzo che tu mi abbia aiutato tanto fedelmente e in modo tanto tangibile. Penso a te tanto spesso. Voglio che il mio lavoro diventi saldo, serio, virile anche perché tu possa averne soddisfazione il più presto possibile."
Non cito solitamente.preferisco usare la mia di filosofia.ma in questo caso, l’ho trovata qui dentro, in questo scritto, identicamente combaciato a me. Quando penso all’enormità del suo mondo, all’incommensurabilità sconfinata delle sue immagini, alle continue ricerche riflettenti se stesso, allora mi rendo conto di quanto fragile, inumano, emarginato, desolato, disadattato, doveva essere. E me ne compiaccio. Perché, alle volte, in lui, vedo me stesso.
Il mondo è troppo piccolo per sopportare le carni qui dentro.il troppo arriva a debordare e far fuoriuscire maleodoranti idee non-sense. Le subdole grazie come delle allodole sono specchietti per attirare il nulla.poiché tutto è barocco.tutto è solo magnificenza senza costanza di contenuto. Trovo spesso questo mio essere banale e squallido, tentare di dare l’immagine di noi stessi in maniera diversa.ma questa incapacità non è data dalla volontà, bensì dall’inettitudine di non sapersi vedere dentro.di non saper trovare il nocciolo più profondo dell’immagine. Credo di essere arrivato agli sgoccioli di una conoscenza a me illimitata, senza, però, essere stato in grado di narrarla. Analisi incomplete, scartavetrate, sbucciate, e ripulite in momenti inaspettati, mentre tutto tacitamente scivola via, tutto è inopinabile ed incontrollabile.ma c’è una passione in me, una forza ingovernabile con cui lotto patteggiando per ribellarmene a piede libero: l’ansia di poter controllare ogni mio essere, l’indomabile volere inconsapevole di riuscire a fermare qualsiasi cosa, di bloccare il mio respiro, ergo, qualsiasi mia manifestazione spontanea, selvatica, incolta. Ed è come uno sradicare dal mio petto della gramigna e lasciarne una ferita baratresca.
La realtà, spesso, consente di fuoriuscire dalla conformità, dà l’opportunità di fare i salti nei vuoti, riuscendo a trovare persino l’apprezzamento dalla conformità stessa. Oh.io spero di farcela.
vi lascio.
June 30 non che debba esserci un titolo.Vorrei rischiare di dire che la luce non può essere tanto fitta quanto da non vederci, ma l’irreprensibilità non mi è mai piaciuta.ho incontrato sconvolgimenti nei visi e mi sono innamorato dei tuoi sguardi senza sapere dove sarebbero finiti. e poi, ho finto di essere quello che non sono e ho mascherato con quella che è venuta a saperlo poco dopo.ora non ha nemmeno, più, il coraggio di guardare i miei occhi verdi-castano. L’infinito ha spaziato in tutte le mie cavità e le ha arrotolate come il tuo asciugamano azzurro pastello, mentre io cercavo di capire da dove venisse quell’intensa angoscia che, d’improvviso mi prendeva e lasciava vuoti, strapiombi e burroni e poi, le pareti grigie tronchi, così arzigogolate, non cessavano di scavare le mie radici. Sono un punto fermo nel vuoto.
Stanotte ti ho sognato.eri fosforescente.mentre l’altro giorno, ho riportato con me il sogno del mio francese.parlavo parole che non conoscevo e mi stupivo di ciò che usciva dalla bocca.
e poi il tuo sorriso.
Non sono restato a non fissarlo. Ho aspettato che la mezza luna si chiudesse affinché potessi baciarti. L’universo è così grande che se pensassi quante persone potessi non aver conosciuto, allora, sarei così dispiaciuto che ho deciso di vedere chiunque. Magari nessun altro sarà come i blog, ma voglio io sezionarli veramente.concretamente e non con i cavi elettrici sparsi attorno, ma con il mio di cuore. E non divido per categorie, ma per tutti indistintamente.
Pausa.
Litigio con lei che ride a tutto ciò che dico come paresi pubblicitarie.
non è vero quel che dice. Dice che vorrei di più dagli altri e che tutto alle volte mi sembra così noioso. perché non ci si deve à tout prix se débrouiller.
Pensa a quanto similare sia il mio tessuto al tuo.
Ma vorrei dirti altro. Non potrei, ma se volessi, lo farei.
Non sono così necessariamente libero in questo blog.
June 13 così non mio.Polvere tutt’attorno su pavimenti roteanti e silenzio soffocante.perché è come stare immersi nel liquido denso trasparente amniotico e girarsi come una farfalla di cioccolato.e poi, l’odore della carta bianca ibrida e ruvidamente sua.una carta che taglia e affetta le mie mani ora qui, suturate. e navigo.in motori e fogli aziendali come la concentrazione, talmente forte, da rompere i vetri di cristallo che immobili assistono imperversati.un inglese da catafascio, ma scorrevole, mentre il viso rivolto al pc chiede pietà di essere riconosciuto ai propri occhi e riflette troppo, nel suo essere così vulnerabile mentre qualcuno invano supplica di guardare la pioggia che da fuori bagna vetri ed elimina le tende,così stereometriche,strumentali. Aria elettrica e corporea che penetra nelle ossa e le sgretola, anzì, le rende umide e marcescenti. plic-plac, tacchi che veloci, rapidi, attraversano pareti verdi polistirolo e sapore così totalmente tecnologico che il respiro è ostacolato da vetri trasparentemente lucidi che sanno d’alcool e di igiene.depurazione.
Un colpo d’un tratto,così altalenante che ruoto su me stesso e la sedia cigola.codici e numeri, battute e quel metallico comando d’ordine mentre tutti gli altri scherzano e beffano.
Pugnalato alle spalle da un coltello risonante.
è come graffiare la lavagna, masticare la carta d'alluminio o toccare la farina.
June 01 nuoto sempre più verso il tuo fondale marino.Mi sentii un po’ come indietro nel passato.Ero caduto dentro in un pozzo nero sempre più buio e stupido perché l’accettazione di se stessi è molto difficile e, nel mio caso, lo sarebbe stata ancora di più. Ero stato calato in un altro luogo dove non avrei voluto starci e poi, lì, tutti che mi guardavano con sudicia indifferenza ma, che silenziosa rosicava dentro qualcosa di sé, e diceva a me avvertendomi, che quella non era purtroppo la semplice accettazione di un ragazzo ormai cresciuto, poiché ancora sassolini di sabbia completamente bianca e pura erano rimasti incastrati e, difficilmente, se ne sarebbero andati. Stagliandomi di fronte ad un pista vuota, sotto un sole pallido ma cattivo che voleva uccidermi e picchiava violentemente contro la mia testa, e cercava sempre più abbattendosi di affaticarmi con la sua forza universale dei suoi raggi, di fronte ad uno stuolo di ragazze che commentavano sghignazzanti chissà quale mio difetto, forse la voce sempre odiata ma che comunque dovevo accettare o forse il mio modo di fare più volte criticato e schernito che, rasente terra, galleggiava ancora e non era ancora stato surclassato e, non voleva morire perché è come un fiore: che tu calpesti e poi vuoi uccidere ma vedi sempre il suo stelo come ricrescere su se stesso, e allora, ci provi ancor di più. Fino a che vuoi vedere quello stelo staccarsi dalla nutriente madre terra ed uccidere la formula dell’immortalità che ha bevuto poco prima.
Tutti sul via, sull’attenti, dove ad un certo punto come un formicaio iniziarono a radunarsi tutti per vedere le corse tanto attese maschili, come se ad un certo punto, tutto si fosse fermato e l’attenzione sarebbe stata inesorabilmente monitorata contro di noi e di me. Una corsa contro l’accettazione che sferruzzava velocemente un pullover per acceccarmi e cercava di farmi nascere quel leggero tremolio alle gambe che premeditava la perdita e non la vittoria.
Dovetti correre con un buffone, uno di quelli che per mostrare che Lui sarebbe diventato un gran campione, indossava una fascia bianca come gli olimpionici e stramazzava al suolo con una serie di esercizi contro gli strappi e le lesioni.
All’improvviso, pensai che la folla radunata fosse lì per rimanere stupita e meravigliata dal fisico del prorompente Orlando, uomo conteso tra mille e una ragazza, sfuggente e sembrava, a tratti, dannato ma tutto, cadeva nel suo essere stupido ed inconcludente e soleva rimanere a bocca aperta dopo un rimprovero.
E ci fu la prima batteria che si preparò e poi la seconda.e poi io e l’olimpionico.
Un fischietto era pronto per l’occasione. A quel suono, le mie gambe scattarono mai migliori del professionista, che dopo due metri, era già in vantaggio e correva permaloso ed indisturbato; a lui mancava solo una fiaccola alla mano, e, ostentando le sue gambe e la sua tonicità, io gli stavo dietro pensando e meditando e cercando di fare tutto il possibile, bruciando tutto ciò che avevo, patteggiando con le mie gambe e sudando e guardavo in basso. Vedevo l’orizzonte e la fine troppo vicine per poterlo rimpiazzare ma tutto ciò perì e si concluse con la mia improvvisa consapevolezza della mia non accettazione, in un grumolo di stupidità che si distingueva tra la nebbia mattutina.
in mezzo, tra tanti. April 27 e al diavolo la consecutio temporum!Leopardi credeva che le sensazioni elaborassero il solo pensiero. Il fatto di vivere una sensazione rappresenta l’anticipo del pensiero con il quale ci si rende conto di ciò che si ha vissuto. Quando presi coscienza della presenza di tale pensiero, non lo condivisi e non lo condivido nemmeno ora. L’uomo prende coscienza delle proprie sensazioni nel momento in cui le sta vivendo e non dopo, perché tutto è effimero ed evanescente e, mentre assorbe quell’intenso attimo di felicità, ne gode e se ne compiace. L’uomo è un concentrato di ragione ed anima e tutto ciò non può essere completamente scomposto. Nel momento in cui si provano delle sensazioni, si prende inesorabilmente coscienza della nostra situazione e ci si rallegra, ma anche in quel momento si pensa anche quanto possa essere vicina la fine. L’uomo non vive tali sensazioni in una completa gioia senza macchia e sfumatura poiché, dietro, si avvicina, in maniera improcrastinabile, il costante timore di dover lasciare tale stato di piacere. Tutto ciò si fonde nel rapporto tra ciò che ho ora e ciò che avrò poi.
nico.
nel momento in cui sopraggiunse
April 14 il principio di tutto.
E non dissi più nulla. Mi prostrai. e lui mi diede tutto il suo coraggio. Deve essere stato così grande.
Nel silenzio.quello che ferma il tempo momentaneo.nel grigiore più buio, nella polvere più nebbia, nel pulviscolo di lapislazzuli, percepivo te.
E le mani veloci cercavano di spazzare via quel pesante precipizio che ci allontanava mentre assordante era il tuo dolore.
E nella tela buia, nascosta, stracciavi colori impastati.
Danzai in quest’immensità.
Una bolla si ruppe.
E pregai che arrivasse la notte. April 04 SATURNO CONTROE festeggiando, inconsapevolmente loro, frutti di passione appena sbocciati fuori da sorrisi innevati, restavano a decantarsi l’un l’altro e ridevano e l’atmosfera così silenziosamente annebbiata e fumo tra le pareti, si muoveva tranquillo, pestifero e caldo sinuoso, quando.
Quando.
Quando.
I suoi occhi si voltarono.
All’indietro. e quel sorriso divenne paura, terrore, fremore e lasciatosi andare, sfiniva, si addormentava languido e le mani, così sue, lasciate andare abbracciavano gli altri e sulla sedia non ci stava e scivolava giù.gli altri.
Tenere coccole.
-cos’hai?-gridarono.
Cos’hai?
L’altra gridò disperata. e poi il silenzio.
Un brivido.
Quelli da accapponarsi.
E straziata.stracciata le vesti urlava e inginocchiata, pregava che ritornasse quell’unico momento in cui lui fece il salto.
da qui a lì.
e non si perdesse perché lei sarebbe stata pronta ad accoglierlo.ad afferrarlo prima che tutto potesse sfuggirle di mano.
E lui, così sensibile, piangeva in silenzio e tra le mura sentiva ancora il suo profumo nell’aria e allora lo assaporava.inspirava a gran voce e aspirava. e sentiva ancora la sua voce perdersi tra le pareti ed appiccicarsi in lui ed entrare in lui e non uscirci più.incollata.
E poteva tendere l’orecchio e la sua voce non sarebbe stata più la stessa perché ora non si mescolava più con l’altro.non era un coro a due voci, uniformemente bianche e lucenti.sarebbe stato solo un tintinnio, una corda della chitarra che come elastico tiri e poi. e poi, al momento massimo di maggiore ampiezza, lasci ed un improvviso donnnnnnn, che va dileguandosi nella carcassa, muore spinto sempre più lontano dal tuo pianto, che tenta sempre più di tenerlo in vita.e quando capisci allora che nulla più potrà riattivarlo, nulla più potrà farmi sentire tutto così perfetto e circolare.piangerai sconfortato sconsolato, desolato nel buio di un barlume di luce acceso nell’angolo e allora solo il suono delle lacrime, potrà essere consolazione che entrerà in punta di piedi, lenta.le scarpe di una ballerina classica sono le sue.e volteggerà, ti circonderà.e allora, poi, tutta la forza, addome che vigore ha donato, sarà rilasciata scorrere nelle vene, e toccherà i punti più sciolti e densi e correrà nelle cavità e sarà acqua che immediata avanzerà e non ti darà spazio che tutto estirpa e sradica anelli polverosi negli angoli e li scalza come un turbine lancinante sciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii-disperdendosi.
Tomba.quel silenzio che si scarica sul vuoto e tutto rimane sospeso, librato.
March 25 e simulai me stesso.L’insostenibile leggerezza dell’essere.
e di fronte a quella risposta credei nella vulnerabilità più fragile.quella che non può toccare perché di cristallo prezioso.quella più nascosta e insita, impregnata nella nostra tracotanza.e allora rimasi con le gambe su uno strapiombo infernale, e guardavo in basso e penzolavo e quel rullo di tamburi che tutt’un tratto riprese a calpestare.forte.forte.e rombava nella mente.fin all’ultimo passo.nella più indecisione totale.e quel passo non sul pesante.sul vuoto pneumatico, sull’aria, su nuvole incartapecorite e sulla trasparenza dell’acqua che si fonde all’atmosfera abbagliante del tempo.e allora per simulare ali feci un grande boato.BUM..
BUM.
E volai.le gambe, no.quelle gambe, assolutamente libere di essere loro stesse e fuori dai cosiddetti canoni vittoriani.dicevano ero un lord inglese.e pedalavo tra rondini e aquiloni mentre il cielo stava per scomparire.lo aveva quasi preannunciato.e allora corsa,le nuvole, via, scapparono.sfuggenti.fulminee.e allora sprofondai nella più sordida solitudine.quella malinconia mai provata.quella che ti stringe al cuore e ti strozza lento.e allora, incapace di divincolarsi,preghi e supplichi e scalciti.terra battente contro gli occhi.terra odorosa di rinascita.e allora,urli,.forte.più che puoi.e nell’immensità.la fredda e gelida.il grido arriva non surclassa le montagne che frenetiche bloccano dall’alto dei loro magici poteri.e restano immobili a stupirsi scontate la vittoria.e allora intrappolato, scatenato, implori di lasciare anima e corpo.e che il volo sia acqua in un bicchiere di zucchero filato. Che non siano saette assassine e che quell’onda d’urto non sia lei.che ferma.no, anzì ferma.no.
Violini con suoni acidi mi inseguono.e quando incastro l’ala nella nebbia più vaporosa, accendo occhi luccicanti nel vento e mi butto nel vuoto.
Ora senza nulla.sensazione di dolce tranquillità.guance rosse fragole che di materasso accarezzano lame che raschiano fredde il caldo.è tutto caldo.ma fuori è freddo.
E allora.l’onda d’urto.pronta.
Si avvicina.e vedi sempre più nitido.
Sempre più vicino.ora quel fiore non è più una stella.
tutto fu più letale, nel più superbo dei modi.
Ma i tulipani mi salvarono.
Furono una predilezione.
spiccò.
la sua vittoria alata.
March 01 sei mia.Mi catturò,ne rimasi imprigionato,stretto tra i suoi occhi,non potevo uscirne e quando valicavo,venivo risbattuto contro il muro.logoro di sangue.e quando tentavo di sollevarmi,lei premeva forte,leonessa della pittura.viso magnetico, ermetica, carcere della seduzione e leggermente stanca, riposa ma ti guarda. Sufficientemente seccata.ma superbamente invitante. e ti risponde con solo uno sguardo superficialmente curioso. e quando io cercavo di lasciarmi andare,lei supina, guardava saccente il mio collo.e tracotante.rimaneva.così in bilico. disequilibrio.su un filo, con l’apparenza del controllo.e camminava leggera su quel filo.sembrava una regina di diamanti.contro tutti i canoni.ed era splendida anche nella sua cavalcata verso la fine.e sospirava.e sorrideva.unicamente.nel morso del serpente,vipera,furba,sfrontata,vile,superba, conquistava e regalava fiori davanti a me e impertinente nelle sue mani così curate,cercava in tutti i modi di coinvolgere anche solo l’aria,anche solo per distinguerla.tutto era completamente differente.perché il profumo, ribes, forti. Da toglierti il fiato.da farti cadere morto da quel respiro così diabolico.e dei capelli. tutto.orribilmente insolito e stupefacente perché nella sua bocca, inarcata verso il basso, poteva scorgerci tutto.anche un solo pensiero.perché poi ne parlai.una voce così da rischiarare.da non guardarci nemmeno dentro.sarebbe stata ingorda di anelli vocalici sporchi. February 18 MERAVIGLIOSO.e io so a chi mi sto riferendo.Perché guardandoti ho capito che l’amore esiste anche solo nelle tue lacrime, sospira ad ogni tuo singhiozzo, al diamante che lasciano i tuoi occhi così spaventosamente pensierosi. e ti ho visto.sai. e tu non mi vedevi, ma io volevo solo uno tuo sguardo e allora speravo, desideravo con anelo infinito solo la vista delle tue labbra rosa su quella voce candida che era la rosa che portavi al collo, come danseuse di canto. E mentre la musica va, prosegue in se stessa e in me io sospiravo e ad ogni tuo spostamento io ero lì, pronto ad incrociare anche solo un riflesso dei tuoi occhi, e allora, restavo in fermento, tremavo, perché anche solo la voce delle tue labbra, il viso, quell’atmosfera che semplicemente emanavi e anche solo vedere quella fascia al braccio, e anche solo poterti sfiorare e sentire l’intenso calore, e allora volare, perché quella gioia, quello stupore ti carica, ti porta su nuvole multicolore e ti fa sognare. e anche solo il contatto, non sarebbe stato peggio di un sorriso a te stesso. e allora ho sognato di guardarti e i miei occhi vedevano i tuoi e tutti e due guardavano quello stesso luogo, bugiardamente beffardo nei suoi curiosi attimi di riflessione. e allora io voglio baciarti su cime di tempesta a largo di un battello naufrago e portarti su di me e fonderci nella passione vertiginosa che ci prende, ci unisce, ci scioglie e ci diluisce e siamo all’incredibile una cosa sola in un miscuglio di emozioni che vivono e temono, che urlano e che gridano nel morso di tormento e soli, incollati l’una nell’altro, nella bruciante eccitazione di un sogno dai confini poco delineati. e resta, proteggi e dai, anche ora, sussurra..dai, resta..non cadere..quella rupe è troppo poco ripida. e poi tutto tace. January 29 dimmi che mi vuoi.In questo lugubre pomeriggio, con foglie di stalattiti, prego la forza di raggiungerti, di raggiungere anche solo un soffio di te..e poi canto, rimango affascinato dalla mia voce che fuoriesce scorrevole e scorre, scorre, genuina su se stessa come cascata balzante, ruota e scioglie le lacrime. oh, musa ispiratrice, guardami negli occhi e dimmi che mi vuoi..non lasciarmi solo nel buio di una città troppo fredda, rincuorami con calore intenso, immenso, forte..non incombere. Sono piccolo attorno a queste vedute, sono solo cenere su puntini d’argento che brillano in alti spazi infiniti, che si racchiudono in spirali fatate.osservo e ruoto con braccia sole e respiro tutto il peso che mi avvolge e il cielo mi sovrappone, mi sconquassa e mi squilibra.togli la mano dal viso, da lì filtrano raggi rossi fuoco, che riempiono e catturano occhi indiscreti su rami di ruggine sopra una montagna di porcellana dove io sono il re, dove io sono fascino, dove io sono carica erotica e con un occhio in alto, l’altro socchiuso, ti guardo dal basso e con le gambe incrociate, sorrido a mezz’aria. Anche se piccolo, quel granello di cenere mancherebbe a lei,natura.
January 11 in cerca."hai la caratteristica del genio" - lei gli disse. "Di vite travagliate come la mia, ce ne sono tante" - lui rispose.
January 10 affascinato.e in una danza si stagliavano contro uno sfondo nero.erano gemelle, identiche e svolazzavano tra il fruscio della tenda d'organza dietro di loro.e su e giù, si giravano e una luce le rendeva così impossibili, come lontane, inimmaginabili.così perfette.così inconsapevoli della loro bellezza su fari di fascino che le portavano ad essere un turbine su cui vibrare in un lenzuolo dorato.e il loro viso era forza, era inebrio destino che nasceva sempre su fiori di loto, in una ridda incessante di vertigini.
December 27 voglia d'amoree assaporare incontri e sorridere, mentre capovolgere la malinconia degli astri.
e le stelle che brillano tutte insieme.lassù.e vedere anche un nastro colorato spiccare il volo tra lucenti e spiritate luci di malinconia per percepirne la passione, per afferrarne luci sublimi, per stagliarsi nell'accecante turbine più sparuto e per sentirne l'intensità che mi accompagna vorace e mi segue, e sobbalza ad ogni buca e volteggia e vuole amore.
e poi un abbraccio, meravigliosamente intenso e caparbio.
e ho sognato.con una voglia matta di baciare.perchè ho sognato di morire sulle sue dita e nascere dalle sue lacrime e stretto morbido tra infiniti mondi.
e mi sentivo così bene.e galleggiavo stupito e sorridente.perchè ascoltare sdraiato il suo calore infinito, ma brullo, che ti svuota e ti riempie e buttarsi addosso, nascosto tra mani color fatato e orlate di rosso.e poi sognare storie d'amore e sentirne il bisogno.
solo questo.
ma il Natale porta desideri.e questo era il mio desiderio.
qualcuno diceva fosse troppo.
resterà solo un abbraccio.
e Dio solo sa quanto è stato intenso.
December 14 passione e malinconia.e voi la sentite.questa gelida ed intensa canzone che ti fa perdere e destabilizza lenta, morbidamente inquieta e saliente.io la vivo.e da molto.perchè vedo i due romantici veronesi che ripercorrono a parole il loro intenso amore ucciso dall'ipocrisia.e poi oggi ho voglia di fantasticare,e vorticoso instabile rimango sopito nelle braccia stupite di un suono angelico, ma struggente, e raggiunge il suo culmine nel punto più alto e cade libero nel suolo più affamato. e voi la sentite.io la sento.ed altri dicono sia sensibilità. gioia nel trovare. e ti trascina dentro.lì c'è il turbine.il vortice.entra anche tu.e sentirai quanto è magico essere travolti e i capelli scompigliati, gli occhi appena lucidi da un bagliore e tutto con te, sarà emozione.vivere intenso, gioia di giocare.Ma poi c'è sempre qualcosa che manca, quell'ingombrante tassello che lima abile l'anima e malinconia, nostalgia alata che chiede perdono a chissà cosa e voglia di sfondare di là, negli ardori più puerili.Lacrime che scendono ruvide, ma non lacrime tristi, così buttate là, caduche che percorrono leste guance torbide in un sussulto che come sempre scuote.e poi natale.che si avvicina lieve.non lo sento quasi più.solo me stesso e le sterminate buste scritte in Lapponia.e volere, volare, sorridere e sognare.tutto quello che sento ora.entrando qui.
November 29 Qualcosa nell'aria.ho disegnato un dipinto.lì, fermo, incapace di muoversi.volevo dargli forma e così ho disegnato.prima gli occhi, incredibilmente intensi, poi la bocca, urlante e ferita.volevo dargli l'espressione.voleva emozionarmi quando lo vedevo.e volevo che così gli altri lo guardassero rapiti.volevo, simulare sentimenti in foggia moderna e descriverli emanando tutto il manto che li percuote.così ho fatto di tutto.lo sentivo dentro.dovevo solo metterla su carta.bene, in evidenza,dallo scuro verso il chiaro,dal centro verso l'ultimo raggio nero che lo colpiva. e poi stanotte l'ho sognato.mi guardava e mi diceva.come lo avessi fatto prendere forma.si muoveva,dinoccolato, ma allo stesso tempo angosciato.forse, mi sta aspettando. O mi supplica aiuto.lui è lì che mi guarda fisso, incapace di gridare, urla ma tutto è silenzio, urla ancora ma ancora silenzio.si sente strozzato, un gorgoglio che non se ne va.e resta lì.e tutto attorno a lui quiete ma tempesta, disperazione tranquilla, solitudine angosciata che respira dentro storpiandomi alla cima, scavando.io,logoro da una forza più grande che mi consuma come un torsolo ingiallito.un sigaro mai spento che mi ricopre di urli neri. November 12 Io cantoÈ forse perché quando ti sento mi vengono i brividi. È forse perché quando ti ho visto ho sentito tutto il corpo andarsene e cadere senza vita. È forse perché la tua voce mi emoziona troppo, da piangere rapito da un’estasi senza fine. E il tuo gravitare su te stessa, la tua grinta..e cantare sola nel buio di un raggio di sole e il tuo cammino verso l’alto, tanto da angosciarmi fino arrivare al culmine e sentirmi libero. Sentimenti confusi e io che grido, sfinito e il candore, la semplicità, forse per solo un riflesso puro che ti avvolge. E la fine sempre più dorata.e così le parole..incantevoli parole che vivono, si muovono e mi prendono e volo verso il cielo. E rimango svampito a sentire tutto la tua voglia di sfondare, sprofondare nel mio cuore. E queste mani che tremano al solo sentirti. E questa gioia che non so spiegare. Mi emozioni sempre.anche ad un solo sguardo, anche stonata, in modo così unico e vero. Sei qui con me, ti sento e ti vivo. E tutta la passione che ci metti, questa smodata voglia di bucarmi l’anima che trascendente mi ferisci armoniosa e delizia, che si mescola in un raro volo verso la fine più perduta.
October 22 semplicemente cascate..Si trattava semplicemente della descrizione di una cascata..
ma analizziamo il tutto in maniera più profonda e circostanziata..
Incessanti vertigini violente,
incessanti, perchè le cascati continuano imperterrite a scorrere e non si fermano mai..
vertigini, perchè sono molte alte solitamente, e ciò porta, seppur inconsciamente, a un senso di vertigine e quasi di stordimento..
violente, perchè il loro getto verso il centro è veloce e sfuggente..
come un urlo profondo e assente,
il rumore della cascata è un urlo che è così profondo e strozzato che allo stesso tempo risulta quasi assente..inoltre risulta assente poichè essendo continuo e non intervallato, ciò porta dopo un pò, a non darci più caso..
un ramingo sospiro intarsiato,
il suo suono è un urlo ma anche un sospiro intarsiato a significare che oltre al rumore dell'acqua, sono intarsiati e insieme tanti piccolissimi suoni come quelli dei sassolini spinti dalla corrente.
velato da un soffio perlato,
questa è l'immagine della nebbia che si forma di fronte alla cascata a causa della sua potenza, e come un velo color perla rende tutto più suggestivo..
viaggiare in una ridda travolgente,
in questo caso si fa riferimento all'acqua che precipitandosi forma come un turbine che travolge..
in un abisso senza fine,
le profondità delle cascate..abissali..infinite.
verso mute profondità mai vicine,
si fa sempre riferimento agli abissi..indeterminati..verso il blu sempre più blu dove tutto è silenzio e pace..
abbracciate da un suono silente. (ossimoro)
nelle profondità tace tutto..
alberi spiegati dal vento eloquente,
la cascata è affiancata da alberi e foglie che spiegati dal vento..
ammirando una personalità cascante,
e come se si inginocchiassero poichè hanno di fronte una delle personalità più belle e mirabili..
brecciati da un sorriso splendente.
preciso riferimento al sole che colpisce i rami degli alberi e li colora di mille tonalità..
ed infine la creazione dell'arcobaleno che nelle migliori cascate si forma nascendo dal profondo..
una gioia di colori nasce dal cuore,
il cuore della cascata..
un volto variopinto,
di mille colori..
che si perde in infiniti raggi di dolore.
i raggi del sole che colpiscono l'arcobaleno, provocano dolore e lo fanno sparire.
In effetti era un pò difficile..comunque grazie a tutti quelli che hanno cercato di indovinare..
October 07 sonetto barocco...La poesia barocca consiste in numerose figure retoriche, sopratutto ossimori, sinestesie e metafore, fatta di numerose ampollosità, ma che deve stupire. L'obiettivo è quello di meravigliare il lettore; nel barocco si dà importanza all'apparenza, e più un poeta riesce a trasfigurare e a non far capire di cosa si sta parlando, più è bravo, poichè meraviglia. Spesso il genere è il sonetto e la presenza di rime è molto importante...insomma, la poesia barocca deve cercare di esprimere un concetto, tanto meglio se banale, in un linguaggio aulico e farlo sembrare più raffinato, sofisticato e importante di ciò che in realtà non è...
A me è stato chiesto di scriverne una...chiedo a voi di indovinarne il soggetto..
(ritengo doveroso affermare che odio le rime in una poesia ma in questo caso è stato obbligatorio..)
Incessanti vertigini violente,
come un urlo profondo e assente,
un ramingo sospiro intarsiato,
velato da un soffio perlato.
Viaggiare in una ridda travolgente,
in un abisso senza fine,
verso mute profondità mai vicine,
abbracciate da un suono silente.
Alberi spiegati dal vento eloquente,
ammirando una personalità cascante,
brecciati da un sorriso splendente.
Una gioia di colori nasce dal cuore,
un volto variopinto,
che si perde in infiniti raggi di dolore.
insomma...di cosa sto parlando?...vi dico subito che non è molto facile proprio perchè un soggetto banale è stato trasfigurato, reso importante all'ennesima potenza...
nel prossimo intervento svelerò il mistero...e spiegherò anche in maniera precisa e circostanziata ogni significato intrinseco nascosto..
September 22 Assolati sogni..Che fare..
qualcosa da fare..
da ammirare, da scoprire tra nuove iniziative,
e scomporre e rifare,
e distruggere,
e comprare,
cambiare e capire,
sognare e falciare lugubri misteri in infinite tristi voglie amalgamate tra raminghi sospiri,
certezze perdute e viaggi notturni tra le ali del cielo scomposte..
ma grandi e sparse,
ma ordinate in un tutt'uno tutto insieme,
e variegate nei loro mille abiti striati d'oro,
nelle loro scarse e fioche luci che irrompono nel mio cuore,
lo straziano,
lo smuovono lasciandolo morire
e lo distruggono in mille pezzi di anima dorata.
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