Nicolò's profilequalcosa di cui sparlare...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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14 April il principio di tutto.
E non dissi più nulla. Mi prostrai. e lui mi diede tutto il suo coraggio. Deve essere stato così grande.
Nel silenzio.quello che ferma il tempo momentaneo.nel grigiore più buio, nella polvere più nebbia, nel pulviscolo di lapislazzuli, percepivo te.
E le mani veloci cercavano di spazzare via quel pesante precipizio che ci allontanava mentre assordante era il tuo dolore.
E nella tela buia, nascosta, stracciavi colori impastati.
Danzai in quest’immensità.
Una bolla si ruppe.
E pregai che arrivasse la notte. 04 April SATURNO CONTROE festeggiando, inconsapevolmente loro, frutti di passione appena sbocciati fuori da sorrisi innevati, restavano a decantarsi l’un l’altro e ridevano e l’atmosfera così silenziosamente annebbiata e fumo tra le pareti, si muoveva tranquillo, pestifero e caldo sinuoso, quando.
Quando.
Quando.
I suoi occhi si voltarono.
All’indietro. e quel sorriso divenne paura, terrore, fremore e lasciatosi andare, sfiniva, si addormentava languido e le mani, così sue, lasciate andare abbracciavano gli altri e sulla sedia non ci stava e scivolava giù.gli altri.
Tenere coccole.
-cos’hai?-gridarono.
Cos’hai?
L’altra gridò disperata. e poi il silenzio.
Un brivido.
Quelli da accapponarsi.
E straziata.stracciata le vesti urlava e inginocchiata, pregava che ritornasse quell’unico momento in cui lui fece il salto.
da qui a lì.
e non si perdesse perché lei sarebbe stata pronta ad accoglierlo.ad afferrarlo prima che tutto potesse sfuggirle di mano.
E lui, così sensibile, piangeva in silenzio e tra le mura sentiva ancora il suo profumo nell’aria e allora lo assaporava.inspirava a gran voce e aspirava. e sentiva ancora la sua voce perdersi tra le pareti ed appiccicarsi in lui ed entrare in lui e non uscirci più.incollata.
E poteva tendere l’orecchio e la sua voce non sarebbe stata più la stessa perché ora non si mescolava più con l’altro.non era un coro a due voci, uniformemente bianche e lucenti.sarebbe stato solo un tintinnio, una corda della chitarra che come elastico tiri e poi. e poi, al momento massimo di maggiore ampiezza, lasci ed un improvviso donnnnnnn, che va dileguandosi nella carcassa, muore spinto sempre più lontano dal tuo pianto, che tenta sempre più di tenerlo in vita.e quando capisci allora che nulla più potrà riattivarlo, nulla più potrà farmi sentire tutto così perfetto e circolare.piangerai sconfortato sconsolato, desolato nel buio di un barlume di luce acceso nell’angolo e allora solo il suono delle lacrime, potrà essere consolazione che entrerà in punta di piedi, lenta.le scarpe di una ballerina classica sono le sue.e volteggerà, ti circonderà.e allora, poi, tutta la forza, addome che vigore ha donato, sarà rilasciata scorrere nelle vene, e toccherà i punti più sciolti e densi e correrà nelle cavità e sarà acqua che immediata avanzerà e non ti darà spazio che tutto estirpa e sradica anelli polverosi negli angoli e li scalza come un turbine lancinante sciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii-disperdendosi.
Tomba.quel silenzio che si scarica sul vuoto e tutto rimane sospeso, librato.
25 March e simulai me stesso.L’insostenibile leggerezza dell’essere.
e di fronte a quella risposta credei nella vulnerabilità più fragile.quella che non può toccare perché di cristallo prezioso.quella più nascosta e insita, impregnata nella nostra tracotanza.e allora rimasi con le gambe su uno strapiombo infernale, e guardavo in basso e penzolavo e quel rullo di tamburi che tutt’un tratto riprese a calpestare.forte.forte.e rombava nella mente.fin all’ultimo passo.nella più indecisione totale.e quel passo non sul pesante.sul vuoto pneumatico, sull’aria, su nuvole incartapecorite e sulla trasparenza dell’acqua che si fonde all’atmosfera abbagliante del tempo.e allora per simulare ali feci un grande boato.BUM..
BUM.
E volai.le gambe, no.quelle gambe, assolutamente libere di essere loro stesse e fuori dai cosiddetti canoni vittoriani.dicevano ero un lord inglese.e pedalavo tra rondini e aquiloni mentre il cielo stava per scomparire.lo aveva quasi preannunciato.e allora corsa,le nuvole, via, scapparono.sfuggenti.fulminee.e allora sprofondai nella più sordida solitudine.quella malinconia mai provata.quella che ti stringe al cuore e ti strozza lento.e allora, incapace di divincolarsi,preghi e supplichi e scalciti.terra battente contro gli occhi.terra odorosa di rinascita.e allora,urli,.forte.più che puoi.e nell’immensità.la fredda e gelida.il grido arriva non surclassa le montagne che frenetiche bloccano dall’alto dei loro magici poteri.e restano immobili a stupirsi scontate la vittoria.e allora intrappolato, scatenato, implori di lasciare anima e corpo.e che il volo sia acqua in un bicchiere di zucchero filato. Che non siano saette assassine e che quell’onda d’urto non sia lei.che ferma.no, anzì ferma.no.
Violini con suoni acidi mi inseguono.e quando incastro l’ala nella nebbia più vaporosa, accendo occhi luccicanti nel vento e mi butto nel vuoto.
Ora senza nulla.sensazione di dolce tranquillità.guance rosse fragole che di materasso accarezzano lame che raschiano fredde il caldo.è tutto caldo.ma fuori è freddo.
E allora.l’onda d’urto.pronta.
Si avvicina.e vedi sempre più nitido.
Sempre più vicino.ora quel fiore non è più una stella.
tutto fu più letale, nel più superbo dei modi.
Ma i tulipani mi salvarono.
Furono una predilezione.
spiccò.
la sua vittoria alata.
01 March sei mia.Mi catturò,ne rimasi imprigionato,stretto tra i suoi occhi,non potevo uscirne e quando valicavo,venivo risbattuto contro il muro.logoro di sangue.e quando tentavo di sollevarmi,lei premeva forte,leonessa della pittura.viso magnetico, ermetica, carcere della seduzione e leggermente stanca, riposa ma ti guarda. Sufficientemente seccata.ma superbamente invitante. e ti risponde con solo uno sguardo superficialmente curioso. e quando io cercavo di lasciarmi andare,lei supina, guardava saccente il mio collo.e tracotante.rimaneva.così in bilico. disequilibrio.su un filo, con l’apparenza del controllo.e camminava leggera su quel filo.sembrava una regina di diamanti.contro tutti i canoni.ed era splendida anche nella sua cavalcata verso la fine.e sospirava.e sorrideva.unicamente.nel morso del serpente,vipera,furba,sfrontata,vile,superba, conquistava e regalava fiori davanti a me e impertinente nelle sue mani così curate,cercava in tutti i modi di coinvolgere anche solo l’aria,anche solo per distinguerla.tutto era completamente differente.perché il profumo, ribes, forti. Da toglierti il fiato.da farti cadere morto da quel respiro così diabolico.e dei capelli. tutto.orribilmente insolito e stupefacente perché nella sua bocca, inarcata verso il basso, poteva scorgerci tutto.anche un solo pensiero.perché poi ne parlai.una voce così da rischiarare.da non guardarci nemmeno dentro.sarebbe stata ingorda di anelli vocalici sporchi. 18 February MERAVIGLIOSO.e io so a chi mi sto riferendo.Perché guardandoti ho capito che l’amore esiste anche solo nelle tue lacrime, sospira ad ogni tuo singhiozzo, al diamante che lasciano i tuoi occhi così spaventosamente pensierosi. e ti ho visto.sai. e tu non mi vedevi, ma io volevo solo uno tuo sguardo e allora speravo, desideravo con anelo infinito solo la vista delle tue labbra rosa su quella voce candida che era la rosa che portavi al collo, come danseuse di canto. E mentre la musica va, prosegue in se stessa e in me io sospiravo e ad ogni tuo spostamento io ero lì, pronto ad incrociare anche solo un riflesso dei tuoi occhi, e allora, restavo in fermento, tremavo, perché anche solo la voce delle tue labbra, il viso, quell’atmosfera che semplicemente emanavi e anche solo vedere quella fascia al braccio, e anche solo poterti sfiorare e sentire l’intenso calore, e allora volare, perché quella gioia, quello stupore ti carica, ti porta su nuvole multicolore e ti fa sognare. e anche solo il contatto, non sarebbe stato peggio di un sorriso a te stesso. e allora ho sognato di guardarti e i miei occhi vedevano i tuoi e tutti e due guardavano quello stesso luogo, bugiardamente beffardo nei suoi curiosi attimi di riflessione. e allora io voglio baciarti su cime di tempesta a largo di un battello naufrago e portarti su di me e fonderci nella passione vertiginosa che ci prende, ci unisce, ci scioglie e ci diluisce e siamo all’incredibile una cosa sola in un miscuglio di emozioni che vivono e temono, che urlano e che gridano nel morso di tormento e soli, incollati l’una nell’altro, nella bruciante eccitazione di un sogno dai confini poco delineati. e resta, proteggi e dai, anche ora, sussurra..dai, resta..non cadere..quella rupe è troppo poco ripida. e poi tutto tace. 29 January dimmi che mi vuoi.In questo lugubre pomeriggio, con foglie di stalattiti, prego la forza di raggiungerti, di raggiungere anche solo un soffio di te..e poi canto, rimango affascinato dalla mia voce che fuoriesce scorrevole e scorre, scorre, genuina su se stessa come cascata balzante, ruota e scioglie le lacrime. oh, musa ispiratrice, guardami negli occhi e dimmi che mi vuoi..non lasciarmi solo nel buio di una città troppo fredda, rincuorami con calore intenso, immenso, forte..non incombere. Sono piccolo attorno a queste vedute, sono solo cenere su puntini d’argento che brillano in alti spazi infiniti, che si racchiudono in spirali fatate.osservo e ruoto con braccia sole e respiro tutto il peso che mi avvolge e il cielo mi sovrappone, mi sconquassa e mi squilibra.togli la mano dal viso, da lì filtrano raggi rossi fuoco, che riempiono e catturano occhi indiscreti su rami di ruggine sopra una montagna di porcellana dove io sono il re, dove io sono fascino, dove io sono carica erotica e con un occhio in alto, l’altro socchiuso, ti guardo dal basso e con le gambe incrociate, sorrido a mezz’aria. Anche se piccolo, quel granello di cenere mancherebbe a lei,natura.
11 January in cerca."hai la caratteristica del genio" - lei gli disse. "Di vite travagliate come la mia, ce ne sono tante" - lui rispose.
10 January affascinato.e in una danza si stagliavano contro uno sfondo nero.erano gemelle, identiche e svolazzavano tra il fruscio della tenda d'organza dietro di loro.e su e giù, si giravano e una luce le rendeva così impossibili, come lontane, inimmaginabili.così perfette.così inconsapevoli della loro bellezza su fari di fascino che le portavano ad essere un turbine su cui vibrare in un lenzuolo dorato.e il loro viso era forza, era inebrio destino che nasceva sempre su fiori di loto, in una ridda incessante di vertigini.
27 December voglia d'amoree assaporare incontri e sorridere, mentre capovolgere la malinconia degli astri.
e le stelle che brillano tutte insieme.lassù.e vedere anche un nastro colorato spiccare il volo tra lucenti e spiritate luci di malinconia per percepirne la passione, per afferrarne luci sublimi, per stagliarsi nell'accecante turbine più sparuto e per sentirne l'intensità che mi accompagna vorace e mi segue, e sobbalza ad ogni buca e volteggia e vuole amore.
e poi un abbraccio, meravigliosamente intenso e caparbio.
e ho sognato.con una voglia matta di baciare.perchè ho sognato di morire sulle sue dita e nascere dalle sue lacrime e stretto morbido tra infiniti mondi.
e mi sentivo così bene.e galleggiavo stupito e sorridente.perchè ascoltare sdraiato il suo calore infinito, ma brullo, che ti svuota e ti riempie e buttarsi addosso, nascosto tra mani color fatato e orlate di rosso.e poi sognare storie d'amore e sentirne il bisogno.
solo questo.
ma il Natale porta desideri.e questo era il mio desiderio.
qualcuno diceva fosse troppo.
resterà solo un abbraccio.
e Dio solo sa quanto è stato intenso.
14 December passione e malinconia.e voi la sentite.questa gelida ed intensa canzone che ti fa perdere e destabilizza lenta, morbidamente inquieta e saliente.io la vivo.e da molto.perchè vedo i due romantici veronesi che ripercorrono a parole il loro intenso amore ucciso dall'ipocrisia.e poi oggi ho voglia di fantasticare,e vorticoso instabile rimango sopito nelle braccia stupite di un suono angelico, ma struggente, e raggiunge il suo culmine nel punto più alto e cade libero nel suolo più affamato. e voi la sentite.io la sento.ed altri dicono sia sensibilità. gioia nel trovare. e ti trascina dentro.lì c'è il turbine.il vortice.entra anche tu.e sentirai quanto è magico essere travolti e i capelli scompigliati, gli occhi appena lucidi da un bagliore e tutto con te, sarà emozione.vivere intenso, gioia di giocare.Ma poi c'è sempre qualcosa che manca, quell'ingombrante tassello che lima abile l'anima e malinconia, nostalgia alata che chiede perdono a chissà cosa e voglia di sfondare di là, negli ardori più puerili.Lacrime che scendono ruvide, ma non lacrime tristi, così buttate là, caduche che percorrono leste guance torbide in un sussulto che come sempre scuote.e poi natale.che si avvicina lieve.non lo sento quasi più.solo me stesso e le sterminate buste scritte in Lapponia.e volere, volare, sorridere e sognare.tutto quello che sento ora.entrando qui.
29 November Qualcosa nell'aria.ho disegnato un dipinto.lì, fermo, incapace di muoversi.volevo dargli forma e così ho disegnato.prima gli occhi, incredibilmente intensi, poi la bocca, urlante e ferita.volevo dargli l'espressione.voleva emozionarmi quando lo vedevo.e volevo che così gli altri lo guardassero rapiti.volevo, simulare sentimenti in foggia moderna e descriverli emanando tutto il manto che li percuote.così ho fatto di tutto.lo sentivo dentro.dovevo solo metterla su carta.bene, in evidenza,dallo scuro verso il chiaro,dal centro verso l'ultimo raggio nero che lo colpiva. e poi stanotte l'ho sognato.mi guardava e mi diceva.come lo avessi fatto prendere forma.si muoveva,dinoccolato, ma allo stesso tempo angosciato.forse, mi sta aspettando. O mi supplica aiuto.lui è lì che mi guarda fisso, incapace di gridare, urla ma tutto è silenzio, urla ancora ma ancora silenzio.si sente strozzato, un gorgoglio che non se ne va.e resta lì.e tutto attorno a lui quiete ma tempesta, disperazione tranquilla, solitudine angosciata che respira dentro storpiandomi alla cima, scavando.io,logoro da una forza più grande che mi consuma come un torsolo ingiallito.un sigaro mai spento che mi ricopre di urli neri. 12 November Io cantoÈ forse perché quando ti sento mi vengono i brividi. È forse perché quando ti ho visto ho sentito tutto il corpo andarsene e cadere senza vita. È forse perché la tua voce mi emoziona troppo, da piangere rapito da un’estasi senza fine. E il tuo gravitare su te stessa, la tua grinta..e cantare sola nel buio di un raggio di sole e il tuo cammino verso l’alto, tanto da angosciarmi fino arrivare al culmine e sentirmi libero. Sentimenti confusi e io che grido, sfinito e il candore, la semplicità, forse per solo un riflesso puro che ti avvolge. E la fine sempre più dorata.e così le parole..incantevoli parole che vivono, si muovono e mi prendono e volo verso il cielo. E rimango svampito a sentire tutto la tua voglia di sfondare, sprofondare nel mio cuore. E queste mani che tremano al solo sentirti. E questa gioia che non so spiegare. Mi emozioni sempre.anche ad un solo sguardo, anche stonata, in modo così unico e vero. Sei qui con me, ti sento e ti vivo. E tutta la passione che ci metti, questa smodata voglia di bucarmi l’anima che trascendente mi ferisci armoniosa e delizia, che si mescola in un raro volo verso la fine più perduta.
22 October semplicemente cascate..Si trattava semplicemente della descrizione di una cascata..
ma analizziamo il tutto in maniera più profonda e circostanziata..
Incessanti vertigini violente,
incessanti, perchè le cascati continuano imperterrite a scorrere e non si fermano mai..
vertigini, perchè sono molte alte solitamente, e ciò porta, seppur inconsciamente, a un senso di vertigine e quasi di stordimento..
violente, perchè il loro getto verso il centro è veloce e sfuggente..
come un urlo profondo e assente,
il rumore della cascata è un urlo che è così profondo e strozzato che allo stesso tempo risulta quasi assente..inoltre risulta assente poichè essendo continuo e non intervallato, ciò porta dopo un pò, a non darci più caso..
un ramingo sospiro intarsiato,
il suo suono è un urlo ma anche un sospiro intarsiato a significare che oltre al rumore dell'acqua, sono intarsiati e insieme tanti piccolissimi suoni come quelli dei sassolini spinti dalla corrente.
velato da un soffio perlato,
questa è l'immagine della nebbia che si forma di fronte alla cascata a causa della sua potenza, e come un velo color perla rende tutto più suggestivo..
viaggiare in una ridda travolgente,
in questo caso si fa riferimento all'acqua che precipitandosi forma come un turbine che travolge..
in un abisso senza fine,
le profondità delle cascate..abissali..infinite.
verso mute profondità mai vicine,
si fa sempre riferimento agli abissi..indeterminati..verso il blu sempre più blu dove tutto è silenzio e pace..
abbracciate da un suono silente. (ossimoro)
nelle profondità tace tutto..
alberi spiegati dal vento eloquente,
la cascata è affiancata da alberi e foglie che spiegati dal vento..
ammirando una personalità cascante,
e come se si inginocchiassero poichè hanno di fronte una delle personalità più belle e mirabili..
brecciati da un sorriso splendente.
preciso riferimento al sole che colpisce i rami degli alberi e li colora di mille tonalità..
ed infine la creazione dell'arcobaleno che nelle migliori cascate si forma nascendo dal profondo..
una gioia di colori nasce dal cuore,
il cuore della cascata..
un volto variopinto,
di mille colori..
che si perde in infiniti raggi di dolore.
i raggi del sole che colpiscono l'arcobaleno, provocano dolore e lo fanno sparire.
In effetti era un pò difficile..comunque grazie a tutti quelli che hanno cercato di indovinare..
07 October sonetto barocco...La poesia barocca consiste in numerose figure retoriche, sopratutto ossimori, sinestesie e metafore, fatta di numerose ampollosità, ma che deve stupire. L'obiettivo è quello di meravigliare il lettore; nel barocco si dà importanza all'apparenza, e più un poeta riesce a trasfigurare e a non far capire di cosa si sta parlando, più è bravo, poichè meraviglia. Spesso il genere è il sonetto e la presenza di rime è molto importante...insomma, la poesia barocca deve cercare di esprimere un concetto, tanto meglio se banale, in un linguaggio aulico e farlo sembrare più raffinato, sofisticato e importante di ciò che in realtà non è...
A me è stato chiesto di scriverne una...chiedo a voi di indovinarne il soggetto..
(ritengo doveroso affermare che odio le rime in una poesia ma in questo caso è stato obbligatorio..)
Incessanti vertigini violente,
come un urlo profondo e assente,
un ramingo sospiro intarsiato,
velato da un soffio perlato.
Viaggiare in una ridda travolgente,
in un abisso senza fine,
verso mute profondità mai vicine,
abbracciate da un suono silente.
Alberi spiegati dal vento eloquente,
ammirando una personalità cascante,
brecciati da un sorriso splendente.
Una gioia di colori nasce dal cuore,
un volto variopinto,
che si perde in infiniti raggi di dolore.
insomma...di cosa sto parlando?...vi dico subito che non è molto facile proprio perchè un soggetto banale è stato trasfigurato, reso importante all'ennesima potenza...
nel prossimo intervento svelerò il mistero...e spiegherò anche in maniera precisa e circostanziata ogni significato intrinseco nascosto..
22 September Assolati sogni..Che fare..
qualcosa da fare..
da ammirare, da scoprire tra nuove iniziative,
e scomporre e rifare,
e distruggere,
e comprare,
cambiare e capire,
sognare e falciare lugubri misteri in infinite tristi voglie amalgamate tra raminghi sospiri,
certezze perdute e viaggi notturni tra le ali del cielo scomposte..
ma grandi e sparse,
ma ordinate in un tutt'uno tutto insieme,
e variegate nei loro mille abiti striati d'oro,
nelle loro scarse e fioche luci che irrompono nel mio cuore,
lo straziano,
lo smuovono lasciandolo morire
e lo distruggono in mille pezzi di anima dorata.
02 September Ricordi d'estate..Ricordo assolati pomeriggi passati tra gli alpeggi montani..le mucche, il sorriso del nonno così pieno di forza, entusiasto..il sole che filtrava dall’oblò e che ricopriva la baita sola, isolata da tutto quel putiferio di viavai continuo che era la città…la sera, le cicale che cantavano, il vento fresco dei pini che ti confortava, ti prendeva, ti avvolgeva, il latte con tanta schiuma, il formaggio morbido che si attaccava al palato, le corse tra l’erba alta e i fiori su in cima..su quella cima dove pioveva ogni pomeriggio ma ad un tratto, improvvisamente, arrivava il sole..le nuvole correvano veloci via come se stessero aprendo il varco ad un’importante personalità…il sole entrava in scena…la mia mano copriva la mia fronte mentre guardavo quello spettacolo e la voce del nonno che chiamava con insistenza, i bagni nel fiume con un solo costumino, le visite alla cascata..restavo fermo davanti a tutto quel panorama e contemplavo, meditavo..magrolino tra i miei pantaloncini corti e la mia maglietta corta..
Sono ricordi di un’estate, un’ estate ormai passata, non più vissuta, non più amata ma non dimenticata..
24 August Ricordi..Un ricordo.. Il ricordo è passato.. Il ricordo è qualcosa che sentiamo dentro di noi È qualcosa che il nostro cuore non dimentica..anzi lo tiene lì stretto pronto ad uscire ogni qualvolta ce ne sia il bisogno.. Il ricordo ci mantiene vivi ci fa conoscere imparare avvinghiato nei pensieri più profondi.. Ricordo con generoso piacere il mio primo giorno di scuola come se fosse lì davanti a me.pronto a rifarsi..la mano stretta teneva forte quello di mia mamma che mi guardava accennando un sorriso guardingo e mia sorella, la gemella che mi sussurrava parole soavi..il viso della nuova maestra ferma lì sola nell’atrio come un grande sergente mi fece rabbrividire..un foglio in mano e la penna rigorosamente nera chiamo Bertolotti..eravamo i primi..i primi di una lunga lista che si sarebbe snodata..che sollievo..già mi sentivo parte di qualcosa..già sentivo l’unità seppur poi si rivelò fredda della mia classe..appartenevo a qualcosa ad un gruppo..e come dice una vecchia frase che mi sussurrava la vecchia nonna: l’unione fa la forza.. La soglia dopo essere stata varcata mi procurò un senso d’angoscia..ricordò perfettamente la madre della ragazza da cui non mi separai mai per tutti i cinque anni di scuola che indossava una felpa perfettamente rosa..me la ricordo ancora..tutta rosa..con due scritte nere sul fronte ed il solito cappotto marrone e nero che portava mia madre..scoppiai a piangere..lei si girò..già molto più alta di me e mi guardò..capii che l’angoscia ormai era perpetrata..mi disse ansimante: ho paura che ci siano maestre cattive…il suo sorriso mi aveva già rassicurato..non ti preoccupare..siamo in tanti qui..riusciremo a farle diventare buone..l’altra di fianco che ormai conoscevo all’asilo era piccola e minuta..ed anch’ella era un buon tranquillizzante..poi non vedo più nulla..le madri spariscono..noi restiamo soli e vedo solo quel bambino tanto fragile da rimanere da solo tutto solo nel suo banco..piange anche lui…pensai fosse una buona compagnia..ora eravamo in tre..poi la fine del pianto..i miei occhi non sono più appannati..le mie mani ed un fazzoletto sfregano i miei occhi e il nome di Paola mi rimane impresso..poi lei se ne andrà dopo pochi mesi ma lei la ricordo ancora..aveva una scrittura bellissima…io la consideravo la migliore..così precisa.ferma diritta..così in corsivo e così rigorosa..dopo scuola tentavo sempre di copiarla dagli avvisi che scriveva nel nostro diario..ci andai vicino..
to be continued>>
12 July ...UN SOFFIOGuardavo la finestra e sospiravo..soffi incantati che si mescolavano tra la brezza estiva..qualcuno cercava con insistenza quel soffio..vagava leggiadro tra il vento impetuoso incapace di sentire quel soffio speciale, nuovo, fatta di anima, corpo e calore..le mie mani si posarono sulle gelide labbra e lì lo sentii..lei era dall'altra parte sullo stesso balcone che sorrideva..mandava soffi fatti di affetto..lo sentivo arrivare, veloce ma amico come la neve candida che cade supina dal cielo..le sue labbra ed il suo incantevole sorriso mi colpirono inatteso, mi presero e mi portarono da lei come un petalo di rosa che si poggia sul balcone bagnato di lacrime, si intinge, si mescola, si amalgama in un tutt'uno insieme all'altro, assieme al sapore delle lacrime calde..o come il silenzio dell'anima nel deserto arido..o la pioggia battente nei nostri cuori..o ancora il grido di un bambino appena nato intrappolato da quel nodo indivisibile, intinto di sangue vero, di vita e di attesa..
07 July QUALCOSA DI GRANDE..Stanotte ho spento le luci..sono solito guardare la vecchia lampadina che lampeggia,prima di chiudersi definitivamente in un buio infinito che sa di tristezza ma di voglia di riscoprirsi,di vagare per i cieli interminati,fissare gli occhi al cielo e vedere tante stelle rincorrersi dietro tra milioni di altre stelle scintillanti..vedo la voglia di amore in me tra specchi color porpora e diamanti che riflettono la luce della tua anima...ti vedo,sei lì con me,mi sfiori e mi sorridi..intingi le dita in una sorgente celeste,scintillante e giocosa.. sento il rumore ingozzato dell'acqua che scende,luminosa..vedo il tuo sorriso, le tue labbra che mi dicono che tu sei lì con me...non mi lascerai mai..ti guardo ma tu sparisci..corri verso una porta senza fine,senza macchia con solo una veste lacerata al corpo,corri corri..il mio urlo strozza la mia voce incapace di udire,di sentire quell'ansia che mi provochi..vedo qualcosa, all'orizzonte,un 'alba blu,il riflesso della morte del giorno e della vita che viene calma tranquilla,soave...alzo gli occhi al cielo e la luna mi guarda..lì ferma che illumina il mio cammino di un piacere atteso da sempre..l'oro del sole invade i miei occhi bagnati di pulviscolo amoroso, di gioia e di favole cantate ad inni su troni speciali, di cuori infranti, rubati da qualcuno che non sente dolore,e di gocce, le gocce del tuo corpo che ricadono dolcemente sul mio ed abbracciano la mia pelle fatta di sussurri e silenzi..
guardami con i tuoi occhi lucidi vegliati dal bagliore del sole, abbracciami con quelle mani forti e degne di essere consacrate alla luna, sorridimi con quelle labbra lisce e morbide per sempre, stringimi in un corpo unico e fuso insieme, parlami con quella voce candida che vuole dirmi amore, baciami come solo tu sai fare..
01 July SOLO UN ABBRACCIO..Lui la guardò negli occhi.Sapevano che quella sarebbe stata l'ultima sera di un dolce risveglio, di un romantico cammino fatto insieme.Le lacrime scorrevano sulle guance mentre la brezza marina accarezzava il loro viso, il silenzio circondava le loro menti e la luna si rifletteva sul quieto mare..sapevano che avrebbero dovuto lasciarsi.Di lì a poco sarebbero stati lontani mille miglia.Un ultimo bacio scoccò.Le loro labbra si avvicinarono,toccarono gelide la saliva e tutto intorno a loro la nebbia,l'odore complice del sale e la voglia di guardarsi, di sfiorarsi ancora un ultimo secondo prima di allontanarsi per sempre dall'unione infinita, da quella passione nata per caso un pomeriggio d'estate con il sole secco che rendeva arsa la terra.Era l'ultima sera,sulla spiaggia deserta.Era terribile,un qualche cosa di angosciante che premeva il loro cuore.Il silenzio li aveva costretti a tacere,in un mondo come quello loro erano troppo diversi ma anche troppo uguali secondo le difficili leggi della natura.Qualcuno aveva premeditato la loro unione,ma anche il loro io era stato compromesso,orientandosi verso qualche cosa che li aveva costretti a starsene zitti,a ingoiare quei tanti bocconi amari di cui non avevano il diritto e nemmeno il dovere...erano stati forzati,spinti dalla voglia di fare una vita normale e ora gettati e catalogati come quel tugurio di persone senza cuore..
i loro visi pallidi si avvicinarono l'uno all'altro, si guardarono con intensa emozione, come gli scogli corrosi dal sale ed una pianta nell'acqua, arsa d'amore, assettata di cuore.Si dissero addio,un addio per sempre nostalgico,malinconico con gli occhi rossi e gonfi,mentre il rumore lontano dei bambini a riva continuava come una cantilena assordante.
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